La mattina successiva (era il giorno del compleanno) mi svegliai alle sei.
Ero andato a letto troppo presto ed inoltre avevo dormito piuttosto male, forse per il cambio di letto.
Rimasi immobile come una statua per una diecina di minuti (Emma ha il sonno leggerissimo e non volevo svegliarla).
Ad un certo punto però non seppi resistere al richiamo del bagno che, proprio difronte a me, mi guardava con la porta semiaperta.
Scesi dal letto e, scalzo ed in punta di piedi, mi ci diressi.
Quando ne uscii, sempre in punta di piedi, mia moglie era incazzatissima e, seduta in mezzo al letto, mi rivolse uno sguardo feroce:
- Mi hai svegliato alle sei. Ora che faccio? -
Ero mortificatissimo: l'aveva svegliata il lieve movimento del materasso quando mi ero alzato. Ma ormai il guaio era fatto:
- Potresti accettare i miei auguri di buon compleanno...
- Non erano urgenti, sarebbero stati più graditi alle otto!
- Allora potresti prendere il mio regalino... O lo vuoi alle otto?
- Ma che regalino... Non ci scambiamo regali da una vita. E poi, visto che ormai sono sveglia, fammelo vedere.-
In verità avevo smesso di farle regali moltissimi anni fa, quando mi ero reso conto che non ne indovinavo mai uno di suo gusto.
Ma questa volta ero tranquillo: avevo dato fondo ai miei scarsi risparmi e le avevo comprato un anellino con uno smeraldo, che è la sua pietra preferita.
Certo non era molto grande: limitata dalle mie possibilità, ma sapevo anche che un gioiello troppo vistoso avrebbe fatto la fine degli altri: chiuso in cassaforte in attesa di essere passato ai figli dopo la nostra dipartita e che, a loro avolta, lo avrebbero chiuso in un'altra cassaforte.
Quando aprì il pacchetto capii che questa volta non mi ero sbagliato: mi rimproverò severamente perché, secondo lei, avevo speso troppi soldi, ma poi mi abbracciò a lungo, quasi mi soffocava...
Intanto fuori pioveva a dirotto.